2 Luglio 2003

 

LA NOTTE SHOW DI RE CLAUDIO

In scena 300 ballerini. Ovazione quando sale sul palco Renato Zero

 

di Sandra Cesarale

Claudio Baglioni entra da solo nello Stadio Olimpico. Vestito di bianco, con la sua la chitarra nera, fa un giro di campo cantando pezzi dei suoi vecchissimi successi: «Signora Lia», «Tu come stai», «Sabato pomeriggio», «Notte di note», «Da me a te», «Porta Portese». Il suo concerto dispensa sorprese in continuazione. La più gradita dai sessantacinquemila che affollano gli spalti (ma ne mancano quindicimila per il tutto esaurito) è l’arrivo sul palco di Renato Zero accolto da un applauso interminabile. Con lui Leonardo Pieraccioni, Fabrizio Frizzi, Roberta Capua, Clarissa Burt, Teo Mammuccari, Enrico Brignano e Pino Insegno. E tutti, insieme all’amico Claudio, cantano «Poster». Ma prima il cantautore romano aveva presentato alla folla anche il figlio Giovanni, chitarrista in due canzoni: «Mai più come te» e «Serenata Sol». Basterebbe questo per far dimenticare agli spettatori l'ingorgo che hanno dovuto superare per arrivare allo Stadio e fa slittare l'inizio dello show di mezz’ora. Ma il tour è l’elogio della grandezza. Una passerella lunga 120 metri attraversa tutto il campo, illuminata da piccole lampadine. Come fosse una pista d’atterraggio. Re Claudio canta al centro, dove trovano posto anche i musicisti della sua band e i 33 orchestrali che lo accompagnano.

La nuovissima «Sono io», dall’album «Sono io l’uomo della storia accanto» arriva subito. Ma le ultime canzoni ritornano solo a metà show, perché Baglioni concede (a se stesso e al pubblico) un ampio sguardo al passato: «Quanto ti voglio», «Un giorno nuovo», «Dagli il via». Trentacinque anni di carriera riassunti in trenta pezzi (più di tre ore).

Perché, lo spiega prima di «Strada facendo»: «Questa è una festa che io e i miei compagni di viaggio dedichiamo a noi stessi, alla musica, alla vita, alle persone che hanno circondato questo pezzo di strada fatta insieme. Grazie a tutti voi io non sono mai stato solo». Baglioni, con il regista Pepi Morgia e il coreografo Luca Tommassini hanno immaginato un impianto colossale. Ma l’imponente spettacolo non cancella la musica. Impossibile mettere in piedi un grande show senza canzoni come «Domani mai» (in versione funky), «Quante volte», «Fammi andar via», «Piccolo grande amore», «Adesso la pubblicità». Claudio lo ha fatto di nuovo: ha messo d’accordo tre generazioni di spettatori dall’inizio fino a «Via», l’ultimo bis con i fuochi d’artificio.

 

 

 

 

 

2 Luglio 2003

E LO STADIO CANTA LE STORIE DI RE BAGLIONI

 

di Gino Castaldo

Lo stadio è una prateria dove le canzoni rimbalzano felici. L´Olimpico, lasciato alla musica, è sempre uno spettacolo da non perdere. E l´eroe di turno, Claudio Baglioni, lo riempie di contrasti. Mette in piedi un concerto che sembra un kolossal, con una scenografia di tralicci e passerelle che occupa tutto il grande prato, e poi apre da solo cantando in giro per lo stadio un medley di superclassici della prima ora. Non manca nulla, da «Signora Lia» a «Sabato pomeriggio», abile mossa che consente di metter subito via una serie di canzoni per così dire obbligate e passare oltre. Ma i contrasti sono sempre presenti. Vuole stabilire una speciale intimità («grazie a voi non sono mai stato solo» dice al pubblico), fatta di condivisioni e piccole complicità quotidiane, ma per vederlo ci vuole il binocolo. Parla di cosine piccole, di ricordi personali, e subito dopo di grandi questioni della vita, di scelte, di rapporti tra generazioni.

Baglioni è fatto così, e forse proprio dalla capacità di unire dimensioni contrastanti nasce l´amore che il pubblico gli concede da qualche decennio. Ormai i fan di allora sono diventati adulti, famiglie intere, dal nonno al nipotino, e allo stadio ci vanno tutti insieme. Lui stesso per la prima volta, ieri, ha portato sul palco il figlio Giovanni per suonare insieme. Baglioni fa di tutto per onorare lo scenario: coinvolge tecnici, musicisti e un´impressionante numero di figuranti, per non parlare di un gruppetto di vip (Renato Zero, Fabrizio Frizzi, Teo Mamuccari) trascinati in scena a cantare «Poster». Per più di tre ore l´enormità del suo repertorio, appagando il pubblico, ma anche le possibili preferenze di chi al concerto ci va per ascoltare «Tu come stai», magari perché si è fidanzato gorgheggiando «passerotto non andare via», oppure quelli che hanno apprezzato la tenacia di Baglioni nel superarsi e cercare altri orizzonti, l´epica collettiva di «Strada facendo», l´eleganza di «Fammi andar via» e «Mille giorni di te e di me» fino alle ultime canzoni. I contrasti non finiscono mai, per tutta la serata. Claudio sembra un piccolo grande re di Roma, ma alla fine pare non aver mai dimenticato il motivo per cui ha cominciato a fare canzoni: parlare alla gente, nel modo più semplice e diretto possibile.

 

 

2 Luglio 2003

 

L´incontro dei lettori di "Repubblica" con il cantautore. "Nel mio ultimo disco c´è dentro un po´ di tutto..."

"IO UN MITO? RESISTO ALLA TENTAZIONE"

Baglioni: "La musica mi ha dato tanto. E non mi fa sentire solo"

"Non bisogna mostrarsi invincibili. Mio nonno diceva sempre 'si tira a campare´, che ti dà l´idea della vita"

 

"Sordi era una persona molto simpatica. Mi piace rivedere 'La grande guerra´ e 'Il maestro di Vigevano´ i film meno comici"

 

"Non amo le cose estreme. Le aspettative dei fan nei confronti della cosiddetta star a volte diventano paradossali"

 

(a cura diFelice Liperi)

La passione per Alberto Sordi, le suggestioni dall´ultimo album "Sono io, l´uomo della porta accanto", i ricordi dei fan e le sue emozioni nei concerti, sono questi solo alcuni dei temi affrontati nel Forum con Claudio Baglioni a Repubblica. Hanno partecipato per Repubblica Gino Castaldo e fra i lettori Veronica Bucchi, Valentina Bucchi, Malgorazata Dymek, Silvio Rinaldi, Carlo Bonarrigo, Annalisa Bonarrigo, Caterina Dominianni, Cecilia Lombardino, Melissa Evangelista, Elena Salvatorelli, Maria Stanco, Danilo Liberace, Ilenia De Paola, Cinzia Ronconi, Gabriella Lomoio, Elena Posteraro, Barbara Berti.

Repubblica: La famosa laurea è arrivata o no? Ancora no?

Baglioni: Io comincio anche adesso a fare degli scongiuri, dovrebbe avvenire alla fine di ottobre ma insomma...vedremo

Repubblica: Chi di voi ha già visto il concerto? La caratteristica mi pare quella di un enorme sforzo spettacolare, ma vi chiedo non vi sembra di perdere un po´ Claudio in spettacoli così impegnativi e così grossi

Silvio Rinaldi: sicuramente sì, ma abbiamo già avuto modo di poterlo apprezzare più da vicino in tournée, nei teatri. Con questi eventi invece Baglioni si avvicina al grande pubblico che magari non l´ha visto in teatro dove ha cantato canzoni che ne hanno fatto conoscere l´anima più artistica e creativa

Isabella Piro: Vorrei dedicare a Baglioni una poesia di Boris Pasternak che dice così: «Essere rinomati non è bello, non è così che si leva in alto, scopo della creazione è il restituirsi, non il clamore, non il gran successo, ma occorre vivere senza impostura, vivere così da accattivarsi infine l´amore dello spazio, fino a sentire il lontano richiamo del futuro e occorre tuffarsi nell´ignoto e nascondere in esso i propri passi e non devi recedere d´un solo briciolo dalla tua persona umana ma essere vivo, nient´altro, fino alla fine» e poi chiedere quanto è difficile resistere alla tentazione del proprio mito e quanto conta invece essere un punto di riferimento per gli altri.

Baglioni: Resistere alla tentazione del proprio mito è difficilissimo, anzi è il primo problema che si presenta quando uno viene dichiarato o si autodichiara mito, a seconda dei rapporti che si ha con sé stesso o con gli altri. L´importante è avere poi un´occasione o di ripensamento o anche uno schiaffone in faccia dall´esterno che ti faccia riprendere la terra, insomma, che ti faccia rimettere i tuoi pensieri in un canale di normalità.

Veronica Bucchi: notavo che dai primi dischi, dal '68 fino alle ultime canzoni, pur mantenendo costante la voglia di trasmettere emozioni, sentimenti, c´è comunque un´attenzione particolare per i mutamenti generazionali. Vorrei sapere se questo risultato è frutto di una ricerca o se invece risente semplicemente di influenze che comunque ha nei confronti dei mutamenti sociali.

Baglioni No, non ci sono ricerche. Mi è capitato solo una volta, prima di un disco che si chiama «La vita e adesso» perché avevo incontrato un mio antichissimo amico che faceva il sociologo e siccome ero in un momento di grande disorientamento e mi ero prefissato di fare un album che parlasse delle persone, chiesi a lui di fare insieme delle indagini di tipo sociologico nelle periferie romane, Centocelle che era stata il nostro quartiere diciamo di crescita, Prenestino e Torpignattara. Lì abbiamo fatto un lavoro per cercare di capire cosa stava succedendo in quegli anni '80 però oggi non lo farei più

Malgorazata Dymek: Vorrei cominciare con una tua frase «Adesso c´è meno angoscia e c´è di nuovo stupore e quasi soddisfazione, continuiamo ad essere giovani e il tempo non è passato e se è passato peggio per lui. Noi ci siamo ancora e ne abbiamo di tempo». Questa frase mi ricorda due concerti di Baglioni che ho visto nella mia città Cracovia, un fatto incredibile e straordinario che mi ha spinto a desiderare di parlare la lingua e la cultura italiana, per questo sono qui anche per ringraziare Baglioni.

Baglioni Poi dice che uno si monta la testa, per forza. Grazie a lei per avermi ricordato una delle più belle notti della mia vita passata nella piazza di Cracovia, una città troppo bella

Annalisa Bonarrigo: il nuovo disco mi sembra che riveli una accettazione di come sei adesso, è un disco sereno. Comunque ora che è uscito, è un´esperienza che ti soddisfa pienamente?

Baglioni Non l´ho più risentito dopo la fine della masterizzazione, forse ora riascoltandolo rifarei alcune cose. Il fatto di averlo composto e realizzato in un tempo per me molto breve è stato terribilmente stressante che ho cercato anche di raccontare in «Sono solo sotto il sole».

Caterina Dominijanni: La mia domanda è suggerita dalla copertina del disco "Sono io" dove c´è un muro, che cosa rappresenta quel muro, un luogo in cui pensare, in cui rinchiudersi o uno scrigno in cui tenere i propri pensieri?

Baglioni: La copertina di questo disco è nata in maniera casuale l´anno scorso in un giorno di fine estate andando insieme a un fotografo a mangiare al mare dove abbiamo visto questo muro. I colori di quei grigi, quell´arancio, quella calce bianca davano un senso di non finito. Un´idea nata da una frase di Erri De Luca dove sostiene che chi fa questo mestiere creativo offre un prodotto "semilavorato" che deve essere lasciato a chi ne usufruisce, a chi lo usa.

Ileana De Paola: più volte hai detto che il momento della competizione musicale è quello che più ti rappresenta, ti soddisfa, in cui ti trovi meglio. Ha mai pensato a firmare una colonna sonora?

Baglioni. Sì. Qualche volta me l´hanno proposto. Non è facile fare una colonna sonora perché bisogna anzitutto mettersi al servizio delle immagini il più delle volte e si è sottoposti alla lunghezza delle scene, è un mestiere diverso. A me comunque piacerebbe.

Cecilia Lombardino: è felice?

Baglioni: sì, anche se in questo periodo sono molto aggravato da decisioni da prendere, scelte da fare. I saggi come mio nonno dicono «si tira a campare» che è piacevole, che ti dà l´idea della vita.

Danilo Liberace. tornando all´ultimo lavoro a quale fase della sua vita corrisponde, come uomo?

Baglioni: Queste canzoni non sono dal punto di vista degli argomenti, anche se penso di essere uno che fa appunto questo mestiere cercando di mettere se stesso il più possibile dentro le cose che fa.

Elena Posteraro: Lei ha cantato nell´Arsenale di Venezia dove il pubblico ascoltava le sue canzoni a bordo di alcune barche. Ripeterebbe quell´esperienza?

Baglioni: sì perché me la ricordo come una serata memorabile strappata con i denti alle autorità, al Comune. Anche perché luoghi così offrono grandi suggestioni alla musica.

Gabriella Lomoio: cosa ricorda di Sordi e quale film vede più spesso?

Baglioni: L´ho conosciuto e devo dire che era una persona molto simpatica, mi piace ogni tanto rivedere dei film in cui lui passava nello stesso film da una parte comica a una parte drammatica tipo «La grande guerra» o «Il maestro di Vigevano», cioè i film meno comici.

Maria Stanco «Sono io l´uomo della storia accanto» penso sia anche uno degli album più emozionanti che abbia composto, Non è un «concept-album» come gli ultimi tre, ma l´hai definita un´antologia di inediti. A me è venuto spontaneo un riferimento all´album «La vita adesso» vorrei sapere se ci sono delle analogie o delle affinità con quel disco?

Baglioni: non credo che ci sia una parentela diretta tra «Sono io» e «La vita adesso» ma c´è una parentela diffusa tra «Sono io» ed alcuni album che ho fatto, un po´ tutti forse nel senso che ci sono volutamente dei suoni riproposti che comunemente si chiamano suoni «vintage» che richiamano una partitura, una maniera di scrivere gli archi come per esempio in «Sabato pomeriggio» e in «Ci sei tu».

Barbara Berti: per molte persone a te più o meno vicine lei è stato effettivamente l´uomo della storia accanto, questa sua volontà di voler essere una storia accanto alle altre, questa incertezza a volte di non avere detto o dato tutto magari alle persone che le stanno più a cuore è un tema che è frequente soprattutto in questo album.

Baglioni: Non lo so esattamente penso che faccia parte delle regole del gioco prendere o rinunciare, la speranza di tutti sarebbe di viaggiare continuamente e di portare tutte le valigie sempre più piene di altre cose, aggiungere altre valigie con nuove cose.

Valentina Bucchi: le dico solo grazie, sono vent´anni che la conosco e la seguo. Mia figlia ha 11 anni e la adora fa nuoto sincronizzato e sta provando un singolo sulla sua canzone «Sono io». Quando farà i concerti con la piscina?

Baglioni: i giornalisti dovranno assistere dentro la ciambella!!! Meglio in piscina che in una fornace.

Melissa Evangelista: c´è un tempo più o meno remoto storico in cui avrebbe voluto vivere da artista com´è oggi?

Baglioni: ogni tanto sogno di poter essere un artista di corte perché gli artisti erano effettivamente molto privilegiati nel momento in cui c´era un tiranno, un re, un dittatore. Certe volte mi piace l´idea di un tempo come l´Ottocento quando la musica prendeva una forma popolare ed era appannaggio delle persone normali.

Cinzia Ronconi: volevo sapere se guardandosi indietro, ne è valsa la pena di mettere tutta la vita in gioco oppure se per fare questo ha lasciato indietro occasioni che non è riuscito più a recuperare.

Baglioni Purtroppo non ho la controprova, quindi non so se facendo questo lavoro o altre scelte non sarebbe successo lo stesso di dover lasciare indietro persone. Però in linea di massima io penso che sia valsa la pena perché io ho avuto veramente tanto da questo mestiere una possibilità di riscatto rispetto a una condizione iniziale che non era agiata, questo mi ha dato dei vantaggi dal punto di vista dello stato sociale.

 

 

2 Luglio 2003

 

Il Gruppo ballo spettacolo e il Victoria club protagonisti del concerto fiorentino

LA LUNGA NOTTE INSIEME A BAGLIONI

 

(f.g.)

MONTEMURLO. Una giornata lunghissima, che i 70 ballerini del Gruppo Ballo Spettacolo e Victoria Club di Montemurlo ricorderanno come la più bella giornata della loro vita. Venerdì scorso infatti il corpo di ballo guidato da Luca Bonini si è esibito allo stadio Artemio Franchi di Firenze, per la prima serata del tour di Claudio Baglioni. Un concerto in cui il Gruppo Ballo Spettacolo di Montemurlo ha diviso la scena con altri figuranti, per un totale di 300 persone. La coreografia è stata curata fin nei minimi dettagli da Tommassini, coreogrado di star del calibro di Madonna, che ha dato le direttive ai ballerini montemurlesi per dare vita al più grande spettacolo dell’anno. I ballerini hanno messo in mostra tutta la loro bravura: a loro il compito di commentare a passi di danza le grandi canzoni di Baglioni, da «Viva l’Inghilterra» a «Signora Lia», con le quali il cantautore ha apertoo il concerto.

 

 

 

 

2 Luglio 2003

Un ballo con Baglioni: «Serata indimenticabile»

 

MONTEMURLO — «Una serata indimenticabile». Così Luca Bonini commenta la partecipazione di settanta ballerini del Gruppo Ballo Spettacolo (nella foto) e della palestra Victoria di Montemurlo al concerto che Claudio Baglioni ha tenuto il 27 giugno allo stadio di Firenze. Un'esperienza che per il gruppo montemurlese ha fatto registrare anche un notevole successo personale. «Le prove per i singoli gruppi sono state eseguite a partire dalle 12 – racconta Bonini – sotto un sole implacabile, tanto che le 200 bottiglie l'ora che ci fornivano non bastavano a dissetare tutti.

Alle 14 c'è stata quella davanti a Baglioni e Luca Tommassini». Poi, solo il tempo di controllare tutti i nostri contratti e autorizzazioni per essere ripresi dalle televisioni e di tornare negli spogliatoi per mezzora di riposo e prepararsi con i costumi di scena: alle 21 è iniziato il concerto, con Claudio Baglioni che, camminando perimetralmente allo stadio con in braccio la chitarra, ha cantato “51 Montesacro” - “Signora Lia” – “I Vecchi” – “W l'Inghilterra”, con le luci che iniziavano a materializzare la scenografia: una strada con il ponte e sotto il fiume,dove tutti i figuranti si sono disposti per dare vita al più grosso spettacolo dell'anno».