
I
reportage dei fratelli Allegri
2009 anno
dell’astronomia. A Parigi, nel castello che fu di Luigi Giuseppe,
Delfino di Francia, figlio di Luigi XVI, e che ora è sede di uno
dei centri più prestigiosi di ricerche di astronomia, incontriamo il
professor Marcello Fulchignoni, grande astrofisico italiano e sua
moglie, Maria Antonietta Barucci, prestigiosa esperta di asteroidi
del sistema solare
NELLA FABBRICA
DELLE MISSIONI SPAZIALI
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DI
Roberto
Allegri - Foto di
Nicola Allegri
Parigi ci accoglie con una pioggia sottile e un cielo
scuro. Ma è egualmente una “signora affascinante” che ogni volta
lascia senza fiato per l’emozione, non importa quale vestito abbia
scelto per l’occasione.
Siamo qui per incontrare il professor Marcello
Fulchignoni, grande astrofisico italiano che da molti anni lavora
all’Osservatorio Astronomico di Meudon, alle porte di Parigi, uno
dei più importanti centri di studi astronomici del mondo.
Lo faremo domani. Oggi vogliamo “leggere” la città
coi passi, camminare tra le vie e sui ponti, respirare l’atmosfera
unica che solo qui, in questa metropoli tanto particolare, si
avverte. Come se poesia, note, colori e luce si fossero addensati in
una patina polverosa che cola dai palazzi, dalle pietre, che sale
dalle vie, le stesse dove i nomi che hanno costruito le emozioni del
mio crescere hanno vissuto: Hemingway, Somerset Maugham, Victor Hugo,
Modigliani, Brancusi, Apollinaire e un esercito di tanti altri
artisti immortali.
Non
abbiamo molto tempo e così non indossiamo i panni dei turisti e non
prendiamo d’assalto i musei. Semplicemente camminiamo in mezzo alla
gente: Saint-Germain-des-Prés, il Quartiere Latino, Boulevard
Saint-Michel, il lungo Senna, l’Ile de la Cité, la cattedrale di
Notre Dame. La sera, stanchi per i chilometri percorsi e
infreddoliti per la pioggia presa, ci rifugiamo da Léon de Bruxelles
dove per poco più di dieci euro si può avere una grande pentola di
cozze alla provenzale fumanti e patatine fritte a volontà. La birra
belga completa con allegria il piacevole quadretto.
Il giorno dopo viaggiamo sulla metropolitana fino a
Meudon. Poi a piedi, ci arrampichiamo sulla collina di questo
piccolo borgo dove abitò Céline e dove aveva la sua dimora di
campagna lo scultore Auguste Rodin.
L’Osservatorio si trova sul punto più alto,
all’interno del parco e della villa che Luigi Giuseppe, Delfino di
Francia, figlio di Luigi XVI, si fece costruire ad imitazione della
reggia di Versailles.
Il professor Fulchignoni ci viene incontro
all’entrata, elegante come un parigino ma con il sorriso spontaneo e
contagioso tipico degli italiani della capitale.
Dopo una brillante carriera di docente universitario
a “La Sapienza” di Roma e ricercatore presso il CNR in Italia, dal
1993 Fulchignoni è professore di astrofisica e di astronomia
all’università Paris Diderot - Parigi7. E qui all’Osservatorio di
Meudon, è membro di un laboratorio denominato “LESIA” cioè
“Laboratoire d’Etudes Spatiales et d’Instrumentation en
Astrophysique” (Laboratorio di Studi Spaziali e di strumentazione di
astrofisica) dove si progettano e si realizzano sonde e strumenti di
ricerca usati poi nelle missioni spaziali e sui più grandi telescopi
al suolo. Accanto a lui lavora anche la moglie, Maria Antonietta
Barucci, prestigiosa esperta di asteroidi del sistema solare.
<<Siamo tra i candidati per una eccezionale missione
in cooperazione coi giapponesi>>, racconta il professore mentre ci
accompagna in macchina all’interno dell’Osservatorio che assomiglia
ad una piccola cittadella. <<La missione si chiamerà “Marco Polo” e
partirà nel 2015. Una sonda avvicinerà un piccolo asteroide nello
spazio, vi attraccherà sopra e preleverà dati che invierà a Terra.
Gli asteroidi sono importantissimi per lo studio dell’universo. Sono
infatti molto antichi e rappresentano i “mattoni” con i quali sono
stati “costruiti” i pianeti>>.
Sono
diverse e tutte prestigiose le missioni spaziali alle quali ha
partecipato il gruppo di ricerca del professor Fulchignoni. Basti
pensare a “Mariner 9” oppure a “Viking 1” e “Viking 2” verso Marte,
a “Mariner 10” verso Mercurio, alla missione “Cassini” verso il
pianeta Saturno e la sua luna più grande, Titano. E alla celebre
missione “Rosetta” dove la sonda, partita dalla Terra nel 2004, ha
sorvolato Marte e poi il piccolo asteroide Steins nel 2008. Nei
prossimi anni, la sonda, dopo aver sorvolato il grande asteroide
Lutetia nel 2010, avvicinerà una cometa nel 2014 e l’accompagnerà
per un anno nel suo viaggio attorno al Sole per studiarne
l’evoluzione e per poi far discendere alla sua superficie il piccolo
laboratorio robotico “Philae” che misurerà le proprietà del suo
nucleo. <<E tutto deve essere progettato nelle dimensioni più
piccole possibili>>, dice ancora il professore. <<E’ una sfida
costante. Gli strumenti devono essere piccoli e leggeri perché
mandare materiale nello spazio è molto costoso. All’incirca un
milione di euro per ogni chilo.>>
Restiamo affascinati e ascoltiamo con occhi sgranati
i racconti del professore. Ci porta da un padiglione all’altro
dell’Osservatorio, mostrandoci telescopi, laboratori dove vengono
assemblati gli strumenti che poi partiranno per lo spazio, in un
intrico di cavi e schermi di computer e scaffali con attrezzi simili
a quelli che si possono trovare in una ferramenta. <<E’ come un
bricolage, un po’ più sofisticato>>, scherza il professore.
Visitiamo le sale del “Centre International Des
Ateliers Scientifiques” di cui Fulchingoni è direttore e che
organizza convegni con partecipanti da ogni parte del mondo. E
persino la “camera bianca”, uno speciale laboratorio dove si può
entrare solo indossando una particolare tuta bianca e dove vengono
testati gli strumenti destinati allo spazio. In questa delicata fase
il nemico numero uno è la polvere e nella “camera bianca” c’è perciò
un sofisticato sistema di aspirazione. Ma chiunque vi accede deve
essere coperto da indumenti sterili in modo da non lasciare
particelle inquinanti.
<<Questa
di Meudon è solo una parte dell’Osservatorio di Parigi che comprende
una sede in città e una a Nançay dove c’è un radiotelescopio>>,
spiega Fulchignoni. <<Però possiamo dire che qui c’è il fulcro del
pensiero astronomico. Ci sono sei laboratori di ricerca, di studio e
osservazione su tutte le discipline dell’astronomia.
Nell’Osservatorio di Meudon abbiamo più di ottocento dipendenti e
praticamente questo è il più grosso centro di astronomia del mondo.
Dipende direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione
francese ed è come una grande università nella quale però si fa
anche moltissima ricerca.
<<La parte principale dell’Osservatorio ha l’aspetto
di un castello. E proprio di questo si tratta. Nel Settecento questi
edifici erano la dimora di Luigi Giuseppe, Delfino di Francia,
figlio di Luigi XVI. Vennero quasi completamente distrutti con la
Rivoluzione e poi adattati a diventare un centro per lo studio
dell’astronomia. Il futuro e il passato vivono in armonia su questo
suolo.>>
Stando accanto al professore, molte domande ci
vengono alle labbra perché anche noi, come tutti del resto, subiamo
l’incanto che il cosmo e le stelle esercitano da sempre. Nel corso
di questo 2009 poi, i sogni di chi vorrebbe volare oltre l’atmosfera
verranno se non proprio esauditi, almeno arricchiti di nozioni e
prospettive. L’UNESCO ha infatti dichiarato il 2009 “Anno
Internazionale dell’Astronomia”. E per questo motivo si stanno
organizzando eventi e manifestazioni in tutto il mondo. Basta
visitare il sito
www.astronomy2009.org per rendersi conto di come dagli Stati
Uniti al Giappone, dall’Europa all’India ci siano iniziative di ogni
tipo.
<<Tutta
la nostra strumentazione pare avveniristica, è in parte lo è>>, dice
il professor Fulchignoni. <<Ma la realtà è che invece usiamo sempre
una tecnologia vecchia: è il paradosso delle missioni spaziali. Per
progettare una missione, per realizzare gli strumenti che devono poi
viaggiare nello spazio e soprattutto per testarli ci vogliono anche
diversi anni. E durante questo tempo la tecnologia può cambiare,
migliorare anche. Ma una volta che si è dato il via ad una missione
non si può tornare indietro. Per cui gli strumenti, ad esempio le
sonde spaziali, partono sempre con una tecnologia vecchia anche di
dieci anni. Purtroppo non si può fare diversamente.
<<Anche agli astronomi però viene fame. Venite con
me>>, dice Fulchignoni sorridendo. E ci fa strada verso una grande
sala circondata da vetrate che danno sul parco. Un immenso
refettorio dove ricercatori, docenti e studenti pranzano insieme
scambiandosi battute, commenti e idee. Oggi anche noi facciamo parte
di questa “fucina di cervelli” e ci sentiamo onorati.
<<Avete ragione, l’astronomia è una scienza che
affascina a fa sognare>>, dice Fulchignoni. <<Cerca di rispondere
alle domande che ci assillano fin dal tempo in cui il primo uomo
guardò in alto, domande che hanno a che vedere con la curiosità di
capire i meccanismi celesti e di comprendere quale è il nostro ruolo
nell’universo. Il cielo è sempre stato considerato dall’uomo un
amico, un compagno. Una guida nei suoi viaggi. Le stelle hanno
sempre fatto sentire il genere umano meno solo.
<<Un
tempo, il cielo teneva compagnia ai nostri antenati. Immaginate una
notte buia senza alcuna luce, in una Terra abitata da leoni, tigri e
orsi. Il chiarore della Luna e quello delle stelle permettevano di
vedere, di muoversi, anche di salvarsi la vita. E’ facile capire
allora come diventasse spontaneo credere che gli astri fossero delle
divinità. In tutte le culture si nota, nel corso della loro storia,
il tentativo di inserire delle figure nelle costellazioni. Era un
modo per appropriarsi delle stelle mettendo tra di loro il
quotidiano, le paure, i sogni e i desideri. E quando poi gli
studiosi hanno iniziato a comprendere alcuni meccanismi celesti,
ecco che la conoscenza è diventata potere.
I meccanismi ciclici
potevano essere previsti e queste previsioni potevano essere
vendute. Chi era in grado di “leggere” il cielo acquistava
prestigio, credito, potere sulla massa. All’inizio l’astrologia e
l’astronomia sono sempre andate a braccetto. Fino alle famose
tavolette ritrovate nella capitale assira di Ninive e risalenti al
750 avanti Cristo in cui sono riportate osservazioni del cielo e non
previsioni. Quella fu la nascita della vera astronomia.
<<Uno degli argomenti più affascinanti, nell’ambito
dello studio dello spazio, è quello che riguarda gli extraterrestri.
Affascina molto anche me. Ma in ogni caso, l’ipotesi di forme di
vita in altri luoghi oltre la terra è ormai accettata dalla scienza.
Non esiste alcun motivo per dubitarne. Io dico spesso che la vita è
un fenomeno di campagna e non di città. In campagna la vita è
dispersa, le case sono sparse nel territorio mentre in città si è
tutti uno addosso all’altro. La vita extraterrestre sicuramente
esiste ma va cercata “in campagna”, cioè più in là, oltre la “città”
che ormai conosciamo bene. Ovviamente non abbiamo dati in nostro
possesso per pensare che una vita aliena possa essere uguale alla
nostra. Ma gli elementi che danno la vita devono necessariamente
essere quelli che hanno dato luogo al DNA. Tutte le forme di vita
che conosciamo si basano sul DNA e sono davvero infinite. Qui sulla
Terra c’è l’ambiente ideale per avere il DNA. Ma nessuno può dire
che non sia lo stesso in un altro posto.>>

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