Pellegrina a San Giovanni Rotondo dal Santo stimgatizzato che ho imparato a conoscere e ad amare quando ero un bambina.

ABBRACCIATA DA PADRE PIO

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Di Rita Coruzzi - Foto di Nicola Allegri

Cosa ne sa della fede una bambina di otto anni? Eppure qualcosa deve essermi rimasto dentro, se dopo 14 anni ho deciso di tornare, anzi è più corretto dire che ho sentito il bisogno di  recarmici di nuovo, come se Padre Pio mi chiamasse.

A 14 anni di distanza sono tornata a S. Giovanni Rotondo poco prima di laurearmi. Ho sempre sentito di avere una sorta di legame con Padre Pio, forse perché mio padre da piccola mi aveva affidata a lui. Ho letto libri su di lui, ho visto il bellissimo film con Sergio Castellitto, che se è possibile, mi ha avvicinato ancora di più alla figura di Padre Pio, ma non credo di averlo mai realmente conosciuto come mi è capitato invece dopo questo pellegrinaggio.

Ero appena stata a Termoli, a dare una testimonianza sull’amore di Dio, e quando mi sono ritrovata davanti al corpo di Padre Pio, mi è venuto spontaneo porgermi una domanda: dove può spingersi l’amore degli uomini scelti da Dio, come è stato scelto Padre Pio: di sicuro molto lontano.

Quando mi sono trovata davanti a quel corpo che sembra ancora in vita, perché pare che stia dormendo, non che sia morto, ho visto in lui un uomo tranquillo, pacato, saggio, toccato da Dio a tal punto da sopportare le stimmate.

Molti immaginano che Padre Pio sia stata una persona dura, severa, magari anche scorbutica, e ammetto che anch’io la pensavo così fino a poco tempo fa. Ma quando ho guardato il suo volto ho cambiato idea, ho capito che era un uomo tenero, affettuoso, dolce, tanto buono da sopportare senza mai giudicare chi lo riteneva un isterico e chi affermava che era solo un imbroglione, ossessionato dal fatto di voler essere come Cristo.

Quando ho visto la sua cella, ancora intatta, l’ho immaginato inginocchiato a fianco del suo letto a pregare, seduto al suo tavolino a scrivere o a studiare, e infine adagiato sulla sua sedia, ormai vecchio, ad aspettare pazientemente il suo definitivo incontro con Dio.

Pensando a queste cose, ho capito che tutta la vita di Padre Pio è stata un’esistenza vissuta nell’amore e totalmente dedicata a servire Gesù. Qualcuno magari può credere che dopo la sua morte questo amore sia svanito, ma non è così, è ancora presente ed è quasi palpabile. Io l’ho avvertito, e ho sentito l’accoglienza che lui stesso mi ha riservato, come si fa a una persona cara che finalmente è tornata.

Non posso fare a meno di pensare che è un peccato che non lo abbia conosciuto da vivo, ma ho capito di essere ancora in tempo, ho realizzato che posso ancora imparare da lui ad amare il Signore come lui l’ha amato, ed è questo che esorto a fare: concentrarsi sull’amore che S. Giovanni Rotondo emana, piuttosto che esclusivamente sui miracoli fisici che può dare. Con questo non voglio affatto sminuire tali miracoli, ma penso che sia molto gratificante sentirsi abbracciata da Padre Pio, piuttosto che guarita fisicamente.

Sono tornata a casa con una fede più forte e limpida, e con un proposito: mai rispondere al male con il male, ma il contrario, replicare al male con il bene e vivendo nell’amore come Padre Pio ha vissuto, sperando vivamente di avere come premio la sua stessa morte, che non sembra sia stata tormentata o violenta, ma sembra piuttosto un abbandono a un placido e tenero sonno.