
Parola di gatto - Roberto
Allegri, esperto in etologia, autore di diversi libri sul
comportamento degli animali domestici, in questo articolo affronta
il tema del rapporto gatti-donne incinte. Con l’aiuto della gatta
Kundry, che con i suoi 15 anni è la più anziana del gruppo di gatti
della sua famiglia, Roberto parla di assurde dicerie ed errate
credenze, ma anche di utili precauzioni.
QUANDO LA PAURA E’ IRRAGIONEVOLE
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DI
Roberto
Allegri - Foto di
Nicola Allegri
Mia
moglie aspetta un bambino. E’ quindi per tutti e due un periodo di
grandi emozioni, di progetti e “giusti” sconvolgimenti in quella che
prima era la normale vita quotidiana. Ci divertiamo anche ad
osservare le reazioni degli altri, familiari e amici. Reazioni
simpatiche, cariche di affetto, certo. Ma a volte troppo apprensive
e ogni tanto irragionevoli. Come ad esempio la paura che i gatti
possano infettare il bambino che ancora deve nascere.
Ci fu un
periodo in cui i gatti facevano paura. E mi riferisco alle buie
epoche medievali in cui si credeva che i piccoli felini fossero
addirittura l’incarnazione del male e per questo venivano
perseguitati con ogni mezzo. Per fortuna quei tempi sono passati.
Però, continuano ad esistere timori e dicerie legate al gatto,
retaggi di quei secoli lontani oppure, a volte, semplici
esagerazioni di fatti reali.
E’ il
caso della toxoplasmosi, una malattia parassitaria che può essere
trasmessa all’uomo dal gatto e che è motivo d’angoscia in
particolare proprio per le donne che aspettano un bambino. La
toxoplasmosi infatti, se contratta in gravidanza, può causare danni
più o meno gravi al feto in via di sviluppo. Si tratta di casi rari,
sufficienti però a scatenare un terrore molto spesso ingiustificato.
Anche io e mia moglie abbiamo ricevuto la nostra dose di consigli in
tal senso, alcuni sensati e responsabili, ma altri completamente
fuori luogo come quello di allontanare i gatti, addirittura
sbarazzarsi di loro per evitare “contagi” che tanto hanno il sapore
di antiche pestilenze medioevali.
Ho
voluto allora chiedere un parere alla gatta Kundry. Lei ormai è la
saggia di casa, la più anziana, e la sua opinione è tenuta da tutti
in grande considerazione. E’ dimagrita con l’età, ma conserva ancora
un pelo folto e candido, e lo sguardo limpido e luminoso. Assomiglia
sempre di più ad un asceta e viene spontaneo riservarle un certo
rispetto. Così, un pomeriggio in cui tutti stavano all’aperto a
godersi la musica della primavera, io e Kundry ci siamo fatti una
bella chiacchierata.
<<Ogni
cosa va presa con il giusto peso>>, mi ha detto. <<E prima di
esprimere un’opinione lapidaria ci si deve sempre documentare. Prima
di tutto bisogna chiarire una cosa: noi gatti non siamo i principali
“fattori di contaminazione” di quella malattia detta toxoplasmosi. E
questo non lo dico io, ma una ricerca che è stata pubblicata sul
“British Medical Journal”. Lo studio in questione ha preso in esame
263 donne ammalate e ha evidenziato come oltre il 65% di esse abbia
contratto la toxoplasmosi non dal micio di casa ma da carni crude o
poco cotte, come ad esempio carpaccio o salsiccia. Non solo, ma
anche a noi gatti risulta difficile ammalarsi. Per farlo dobbiamo
entrare in contatto con altri animali malati, oppure mangiare a
nostra volta carni infette.
<<Detto
questo, se una futura mamma vive con un gatto non deve farsi
prendere dal panico. Le probabilità che quel micio sia malato sono
davvero basse ma in ogni caso si possono prendere delle precauzioni.
Che però sono frutto del buonsenso e non di dicerie irrazionali.
<<Come
prima cosa, l’alimentazione. Al gatto di casa si dovrebbe dare solo
alimenti controllati, come i croccantini o le scatolette, e mai
scarti da macelleria perché questi possono contenere le uova del
parassita che causa la malattia. Riguardo a questo, ci tengo a dirti
che non a tutti i gatti piace la carne cruda. Molti di noi, se
possono scegliere, preferiscono di gran lunga il cibo delle
scatolette, con tutto quel delizioso sughetto, che non le
frattaglie. Per cui non è una gran perdita. Se però il gatto in
questione è un patito di questi alimenti, allora basta semplicemente
cuocerli, anche solo facendoli bollire.
<<Altra
cosa fondamentale, la pulizia. La cassettina igienica del gatto deve
essere sempre pulita tutti i giorni, ma questa è un’abitudine che
dovrebbe già essere consolidata in tutte le case dove vive un micio.
Se questa operazione viene compiuta dalla futura mamma è sufficiente
che usi dei guanti di gomma e che poi si lavi sempre bene le mani.
<<Come
vedi, queste semplici regole evitano che un gatto possa ammalarsi e
diventare così un rischio per la sua padrona che aspetta un
bambino.>>
<<E
se invece il gatto dovesse risultare già ammalato?>>, domando alla
Kundry.
<<La
toxoplasmosi si può curare. Si usano gli antibiotici. La cosa
migliore, se una famiglia con un gatto aspetta un bambino, è quella
di portare l’animale dal veterinario per un semplice esame. Il
medico saprà dire se il gatto è perfettamente sano, se ha già avuto
la malattia in passato e ora non è più infetto oppure se è ammalato.
E quindi saprà indicare la terapia migliore da seguire.>>
Sorrido soddisfatto. E
accarezzo Kundry sotto il mento, come le piace. Le cose che mi ha
detto le sapevo già, ma sentirle da lei ha rafforzato la mia
opinione. Allontanare i gatti dalla casa perché si aspetta un
bambino? Che idiozia! Non si separano mai le famiglie!

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